Focus

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Un framework di regole che definiscono una CFC legislation conforme al diritto dell'Unione Europea

11 Settembre 2017 | di Gianfranca Corbeddu

Società controllate e collegate

Dopo aver richiamato i principi stabiliti dalla Corte di Giustizia in tema di CFC rules e l'ambito applicativo di queste ultime nel contesto dell'Unione Europea, l'Autrice esamina il ruolo svolto dalle Istituzioni dell'Unione nell'incentivare il recepimento di tali principi da parte degli Stati Membri e nel favorire la coordinazione e la cooperazione a livello sovrannazionale nel campo dell'imposizione diretta. A tal fine, l'Autrice si sofferma sulla Comunicazione “COM (2007) 785 definitivo”, emessa dalla Commissione dell'Unione Europea, e sulla Risoluzione del Consiglio “2010/C 156/01”. Il contributo si chiude con la sintesi dei principi contenuti nella giurisprudenza della CGUE e nei succitati documenti, e con l'enunciazione dei principi generali che definiscono una CFC legislation conforme al diritto dell'Unione.

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Riforma del Terzo settore e dell’impresa sociale. Legge delega e Decreti attuativi: profili tributari

31 Agosto 2017 | di Giuseppe Rivetti

D.Lgs. 3 luglio 2017, n. 117
D.Lgs. 3 luglio 2017, n. 112
D.Lgs. 3 luglio 2017, n. 111

Enti no profit

Il Consiglio dei ministri ha recentemente approvato tre decreti legislativi di attuazione della Legge delega per la riforma del Terzo settore, dell’impresa sociale e per la disciplina del servizio civile universale. Tali Decreti attuativi, i cui principi generali erano stati anticipati dalle Linee guida (2014) e dalla Legge delega (2016), realizzano l’obiettivo di ricostruire le fondamenta giuridiche dei soggetti del Terzo settore, eliminando, asimmetrie normative, disarmonie e legislazioni disorganiche che prevedono soluzioni differenti a fronte di comuni fattispecie. Le ragioni plurime di questa criticità, si fondano sull’esistenza di due competenze e due normative (quella civile e quella fiscale) che si intrecciano e non si coordinano. Sul piano strutturale, si tratta, quindi, di interventi sistematici, finalizzati a creare forme reali ed effettive di coordinamento tra la disciplina civilistica, le singole leggi speciali e la disciplina tributaria, con l’obiettivo di «un riordino e armonizzazione delle diverse forme di fiscalità di vantaggio per gli enti del Terzo settore, con riferimento ai regimi sia delle imposte dirette che indirette».

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Gli atti di recupero dei crediti d'imposta

23 Agosto 2017 | di Jacopo Lorenzi

Crediti d'imposta per persone fisiche

Gli atti di recupero dei crediti indebitamente utilizzati sono disciplinati dall'art. 1, c. 421, Legge n. 411/2004 e consentono agli Uffici la riscossione dei crediti indebitamente utilizzati nonché delle relative sanzioni ed interessi. Nonostante le diverse modifiche normative intervenute in tema di utilizzo indebito dei crediti d'imposta, l'atto di recupero continua a sollevare perplessità applicative, con particolare riferimento al termine di decadenza dell'azione pubblica di recupero e relativamente al profilo sanzionatorio.

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La problematica dell'esterovestizione per le multinazionali: uno studio di Assonime

10 Agosto 2017 | di Fabio Gallio, Simone Furian

Assonime, Nota, 14 giugno 2016, n. 17

Esterovestizione

Nella Nota e studio n. 17 del 2016, Assonime affronta le principali problematiche di natura societaria e tributaria che le multinazionali incontrano. Tra gli argomenti trattati, Vi è anche quello dell'esterovestizione. Tema che riguarda le multinazionali con capogruppo in Italia che si espandono nei mercati esteri attraverso le subsidiaries. Le criticità nascono dal fatto che si contesta la riconducibilità alla potestà impositiva nazionale della subsidiary estera, quale insediamento fittizio o gestito direttamente dall'Italia. Di seguito un'attenta disamina degli Autori.

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Chiusura liti, deflazione del contenzioso e prospettive di riforma della Giustizia tributaria

03 Agosto 2017 | di Giovambattista Palumbo

Conciliazione giudiziale

La definizione delle liti, probabilmente, non risolverà i problemi di ingolfamento della giustizia tributaria, soprattutto in sede di legittimità. In questi casi è vero che è sempre difficile conciliare le varie esigenze, politiche, tecniche, di gettito etc. e tuttavia non aver considerato, ai fini di una differenziazione delle percentuali di definizione, il diverso esito e status del contenzioso sarà un ostacolo alla chiusura di molte liti, soprattutto in Cassazione, dove gli importi sono maggiormente rilevanti. In tutto questo, a ben vedere, il “pericolo” condono e la garanzia di non perdere gettito potevano forse essere evitati applicando una percentuale di “rottamazione delle liti” in linea con quella adottata dalla stessa Agenzia delle Entrate in sede di adesione e mediazione. Il che, unito ad altri strumenti deflativi a regime, avrebbe potuto porre le basi per una più organica riforma della Giustizia tributaria.

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Il nuovo Codice doganale dell'Unione: orientamenti giurisprudenziali e principi codificati

31 Luglio 2017 | di Massimo Scuffi

Dogane

I tributi doganali (ivi compresi i diritti di confine costituiti dai dazi,dai prelievi e dalle altre imposizioni all'importazione o all'esportazione previsti dai Regolamenti comunitari) sono regolati in Italia dalla normativa base contenuta nel d.P.R. 23 gennaio 1973, n. 43 (TULD) i cui istituti sono stati riordinati con revisione delle procedure di accertamento e di controllo dal D.Lgs. 8 novembre 1990, n. 374 in attuazione di una serie di direttive comunitarie intervenute in materia.

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La “rottamazione delle liti tributarie”

24 Luglio 2017 | di Francesco Pistolesi

Condono e sanatorie

La “rottamazione delle liti fiscali” si colloca sulla scia della “rottamazione dei ruoli”, rappresentandone un misura compensativa ed equivalente. Le divergenze fra le due discipline sono essenzialmente legate al fatto che la “rottamazione delle liti” è stata significativamente influenzata dalla “chiusura delle liti fiscali pendenti”, di cui all'art. 16, L. n. 289\2002. Alcuni dubbi, relativi soprattutto alle modalità di estinzione delle cause “rottamate”, possono superarsi in via interpretativa, a meno che non siano risolti dalle disposizioni attuative di prossima emanazione.

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Inoppugnabilità del silenzio in caso di presentazione di istanze di autotutela tributaria

17 Luglio 2017 | di Mario Cavallaro

Autotutela

La Corte Costituzionale con la recente sentenza n. 181 del 13.7.2017 ha risolto una questione assai dibattuta dichiarando non fondate le questioni di legittimità costituzionale dell'art. 2-quater, comma 1, del D.L. 30 settembre 1994, n. 564 (Disposizioni urgenti in materia fiscale), convertito, con modificazioni, dalla L. 30 novembre 1994, n. 656, e dell'art. 19, comma 1, del D. Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546 (Disposizioni sul processo tributario in attuazione della delega al Governo contenuta nell'art. 30 della L. 30 dicembre 1991, n. 413), sollevate dalla Commissione tributaria provinciale di Chieti, in riferimento agli articoli 3, 23, 24, 53, 97 e 113 della Costituzione.

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Omessa dichiarazione: i riflessi della ristretta base partecipativa sul termine di accertamento in capo al socio

13 Luglio 2017 | di Marco Ligrani

Omessa dichiarazione

L'ipotesi della omessa presentazione della dichiarazione consente all'A.F. di usufruire di un maggior termine per la notifica dell'accertamento, in ragione della maggiore difficoltà a reperire i dati necessari per rivalutare la posizione reddituale del contribuente. Tale maggior termine coincide ancora con il quinto anno dalla ipotetica scadenza di presentazione della dichiarazione, in attesa che, a decorrere dall'anno d'imposta 2016, si passi a sette anni, a seguito della modifica apportata dalla Legge n. 208/2015. In questo contesto, la fattispecie delle società a ristretta base partecipativa e dei soci costituisce una ipotesi particolare, atteso che, in molti casi, l'unico reddito personale del quale sarebbe stata omessa la dichiarazione è rappresentato proprio dalla quota parte di quello presunto in capo alla società; la cui esistenza, tuttavia, non è certa, ma subordinata all'accertamento definitivo dell'utile societario. L'approfondimento mira, dunque, a valutare le criticità della fattispecie, avuto particolare riguardo all'eventualità che il ricorso a tale termine più ampio possa formare oggetto di contestazione in modo autonomo, in sede di impugnazione dell'atto personale.

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L’ambito di applicazione del PTT: alternatività nei due gradi di giudizio e nelle fasi processuali

11 Luglio 2017 | di Aurelio Parente

Processo telematico

Il processo telematico nasce dalla volontà di combinare le nuove tecnologie con l’organizzazione degli uffici giudiziari e le norme del processo. Attualmente l’opzione telematica non è obbligatoria né per il ricorrente né per il resistente, con l’unico vincolo per chi scelga lo strumento informatico, di non modificare detta scelta sino alla conclusione della causa in appello, obbligo sancito dall’art. 2, comma 3, d.m. 23 dicembre 2013, n. 163 (di seguito “Regolamento”). La scelta iniziale analogica, tuttavia, non inibisce il successivo uso del canale digitale, nel rispetto delle regole a tale scopo dettate.

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