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Scostamento dai parametri di riferimento: al contribuente l'onere di provare la circostanze di fatto

09 Febbraio 2017 |

Cass. civ., sez. trib., 8 febbraio 2017, n. 3328

Accertamento da studi di settore

 

Incombe sul contribuente, nella fase amministrativa e contenziosa, l’onere di allegare e provare – senza limitazioni di mezzi e di contenuto – la sussistenza di circostanze di fatto tali da allontanare la sua attività dal modello normale al quale i parametri fanno riferimento, sì da giustificare un reddito inferiore a quello che sarebbe stato normale secondo la procedura di accertamento tributario standardizzato (si veda, fra le altre, Cass. civ. 14288/2016).

 

 

In questo senso si è espressa la sezione Tributaria della Suprema Corte (sentenza n. 3328 depositata l’8 febbraio 2017) rimarcando come nel caso di specie la CTR avesse correttamente applicato i principi in materia di parametri o studi di settore - art. 3, commi 181 e 187, legge n. 549/1995 - i quali rappresentano la risultante dell’estrapolazione statistica di una pluralità di dati settoriali acquisiti su campioni di contribuenti e delle relative dichiarazioni. Aspetti che integrano il presupposto per il legittimo esercizio da parte dell’Ufficio dell’accertamento analitico-induttivo, da svolgersi necessariamente in contraddittorio con il contribuente. Nel giudizio di merito non è stato contestato che il contraddittorio si fosse svolto e che l’Amministrazione avesse esaminato la documentazione prodotta dal contribuente, il quale peraltro aveva proposto un accertamento con adesione nel quale era contenuta esplicita richiesta di accertamento con richiesta di applicazione degli studi di settore con relativo conteggio.

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