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Revoca di finanziamenti pubblici: quando sussiste la cognizione del giudice ordinario

05 Settembre 2019 |

Cass. SU 27 agosto 2019 n. 21742

Giurisdizione e competenza

 

In tema di finanziamenti pubblici, si attribuisce alla cognizione del giudice ordinario ogni fattispecie che attenga alla revoca della già concessa agevolazione per ragioni non attinenti ai vizi dell’atto amministrato, alla sua forma o motivazione, bensì a comportamenti posti in essere dallo stesso beneficiario nella fase attuativa dell’intervento agevolato (Cass. SU 27 agosto 2019 n. 21742).

 

Nel disporre quanto detto, la Corte afferma che la cognizione è devoluta al giudice amministrativo per controversie riguardanti l’annullamento del provvedimento di attribuzione del beneficio per vizi di legittimità o la revoca dello stesso per contrasto con l’interesse pubblico, in relazione ai quali la posizione giuridica del beneficiario è qualificabile come interesse legittimo. Spetta in tali ipotesi alla Pubblica Amministrazione il potere di riconoscere il contributo, sulla base di una valutazione dell’interesse pubblico e previo apprezzamento discrezionale dell’an, del quid e del quomodo dell’erogazione.

 

Rientrano, invece, nella cognizione del giudice ordinario le controversie che non coinvolgono aspetti di comparazione o ponderazione fra interessi pubblici o valutazioni dell’interesse privato rispetto ai primi (ad esempio, laddove la controversia abbia ad oggetto l’erogazione del contributo o il ritiro disposto dalla PA per inadempimento degli obblighi imposti al beneficiario, senza margini di discrezionalità nell’apprezzamento delle ragioni di pubblico interesse sottese all’erogazione o al recupero).

 

Nel caso concreto, a maggior ragione, non si riscontra nemmeno un’ipotesi di regressione della posizione giuridica del destinatario della sovvenzione, dal momento che la revoca del finanziamento non consegue all’esercizio di poteri di carattere autoritativo, espressione di autotutela della PA, per vizi di legittimità o per contrasto originario con l’interesse pubblico, bensì al mancato rispetto di obblighi nascenti dal bando e dal provvedimento concessorio.

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