News

Pace fiscale: i commercialisti chiedono che non vengano esclusi gli omessi versamenti

 

“Per ragioni di equità e di coerenza dell’impianto generale delle disposizioni in materia di pacificazione fiscale, si suggerisce di prevedere la possibilità di definire in modo agevolato anche le violazioni relative agli omessi versamenti delle imposte dichiarate, siano esse state già contestate o non a mezzo dei cosiddetti avvisi bonari”. È quanto proposto dal Consiglio nazionale dei commercialisti nel corso dell’audizione del 31 ottobre scorso presso la Commissione Finanze del Senato sul D.L. n. 119/2018.

 

Secondo gli esponenti della Categoria, in presenza della possibilità di definire sia gli atti prodromici all’emissione dell’atto impositivo (processi verbali di constatazione, inviti al contraddittorio e accertamenti con adesione sottoscritti ma non ancora perfezionati), sia gli atti impositivi oggetto di contestazione in giudizio (definizione liti pendenti), sia i debiti iscritti a ruolo o affidati all’agente della riscossione in via definitiva (“rottamazione dei ruoli”), escludere dalla “pacificazione fiscale” soltanto le violazioni relative agli omessi versamenti risulterebbe poco coerente con le possibilità attualmente previste di sanare violazioni ben più gravi di quelle relative agli omessi versamenti, come quella di dichiarazione infedele.

 

L’esclusione degli omessi versamenti dalla “pace fiscale” sarebbe inoltre causa “di ingiustificabili disparità di trattamento tra i contribuenti, penalizzando quelli più compliant, ossia coloro che hanno fedelmente dichiarato le imposte dovute, ma che, per carenza di liquidità cagionata, nella generalità delle circostanze, dalla perdurante crisi economico-finanziaria, non hanno provveduto nei termini ad onorare il proprio debito verso l’erario”.

 

Leggi dopo