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Accise, termine di decadenza per il rimborso del credito d’imposta

21 Giugno 2019 |

Art. 14, co. 2, D.Lgs. n. 504/1995
Art. 56, co. 1, D.Lgs. n. 504/1995

Obbligazione tributaria

 

Il rimborso o la corrispondente detrazione dell'accisa indebitamente pagata deve essere richiesto, a pena di decadenza, entro due anni dalla presentazione della dichiarazione annuale, con la conseguenza che, nel caso di versamento di acconti risultati maggiori del dovuto, questi devono sommarsi con il credito d'imposta relativo all'anno successivo, derivandone che il saldo creditorio va a costituire un nuovo credito rispetto a quelli precedentemente maturati. Lo ha statuito la quinta sezione tributaria della Corte di Cassazione, con la sentenza 18 giugno 2019, n. 16262.

 

La giurisprudenza prevalente (Cass. 14 febbraio 2014, n. 3470, n. 3471, n. 3469; Cass. 31 maggio 2017, n. 13724) ritiene che la data del pagamento dell’accisa segni la decorrenza del termine decadenziale biennale ex art. 14, co. 2, D.Lgs. 504/1995 per esercitare il diritto al rimborso dell’eventuale credito d’imposta.

 

Nel caso di specie, discostandosi da questo orientamento, la Suprema Corte rileva che “l'accredito – operando un meccanismo di compensazione con i successivi versamenti di acconto (art. 56, co. 1, D.Lgs. n. 504/1995) – risulta una modalità di pagamento dell'accisa sui consumi di energia elettrica”.  Il versamento in misura maggiore dell'accisa diventa indebito nel momento in cui, terminata la somministrazione, rimane a conguaglio una maggiore somma versata che il contribuente non è più obbligato ad utilizzare in compensazione.

Pertanto, in corso di rapporto tributario, non è configurabile alcun "pagamento indebito", con conseguente inapplicabilità del termine di decadenza biennale.

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